– una – fulgida – rabbia –

immaginate che a scrivere non sia Antigone – bensì Medea –
cambia tutto, eh?

vorrei non essere così casta
o selvaggia solo a parole
ma è della lingua che ho fatto la mia strada
intreccio discorsi che getto dal balcone
come Raperonzolo vivo reclusa nella mia piccola tana
i capelli si allungano e mettono radici sotto ai tombini
sono così lunghi – così lunghi

ascolto musica classica
e adoro quando l’amico la canta in macchina
/mezza nuda sdraiata sul triclinio accarezzo il mio cane/
è rosso il vestito ed io mangio un cioccolatino
mentre lo guardo disperarsi nella stanza dai molteplici quadri
ancora la musica classica a palla – la testa tra le mani

a volte penso così tanto che mi fermo e da sola m’incanto
e vorrei registrare la mente ma prendo la penna ed è subito
frustrazione – insoddisfazione – rifiuto – rancore – carta straccia
vorrei capire cosa c’è nell’angolo cieco del mio cervello
probabilmente non mi sarà dato saperlo – sarebbe osceno
come una specie di stupro – dovremmo rispettarne il mistero

mi piacerebbe essere strafottente e smettere di essere strafottente
contemporaneamente
ma sto cominciando a soffrire quando ascolto i giullari del cosmo
cantastorie che millantano che si sentono i padroni del linguaggio
mal sopporto uomini e donne tutti poetici puristi e bigotti dell’arte
che credono di avere la definizione in tasca che hanno la puzza del verso sotto al naso
che sono dei soprani del canto che ci avete letteralmente sfracassato il cazzo e la vagina
che non sapete fare altro che giocare con l’incastro che c’avete talmente tanta flemma

da sembrare morti nelle vostre fotine a margine del libro
sembrano quelle un po’ trash che vedi sulle lapidi a mo’ di vetrine
quando in realtà sono soltanto dei morti da poco
che ancora ne senti l’odore di casa ammuffita
ma almeno quelle foto le rispetto le osservo
sono uomini e donne passati al di là dello spazio tempo
per loro io ci andrei al cimitero al ascoltarne il perpetuo lamento echeggiare – che piacevole riverbero per le orecchie d’una strega

ma voi invece -vivi e sparuti – voi no – non ci vengo a sentirvi – mi fate provare una profonda
noia che si estende a voi tutti e a me stessa che mi svuota di senso la festa
che mi fate venire voglia di morire e di uccidere qualcuno nel mentre
ecco, questa sono io, un coacervo di crudeltà con l’ossessione di essere buona

bè caro amico e disleale amante
avrai ragione tu
non sono buona – non ci vuole poi troppo a capirlo
non sono diversa nemmeno per un po’ da tutto il resto
ma c’è una cosa che posso fare nella mia corsa rallentata dal fango ma al contempo furiosa verso il decesso

ed è essere intensa

bruciare come una fiamma consumata nel buio –
e gli occhi fissi – trasfigurarsi – camminando
durerò poco e questo è certo – te l’ho detto
né illuminerò nulla al di là del mio palmo
ma almeno potrò dire all’oblio che sono stata fuoco
con ardore sono stata
ipnotico volubile e disastroso
fuoco
rischiaratore

destinato a uccidere aderendo
e spegnersi
destinato a essere
centro imperfetto e amorfo
di quest’umido anfratto
che chiamiamo —
sogno

***

sì lo so cosa piace al pubblico
ludibrio giocare a incastri di parole e versi o gemiti
potrei ansimare citare il cazzo e la fica
per mantenere la vostra tensione attiva
sono come additivi – chimici stratagemmi
per illudervi che i prodotti siano sani e
belli
ora che la poesia è marketing
e che qualsiasi cosa è definibile in gerundi inglesi
ora che bisogna aggredire le bacheche di tutti
ed essere intrusivi cogli incisivi e coi canini

ora che l’amore è solo orbiting e sbuffi di fumo
ora che il tatto e la qualità contano solo per nicchie e terza età

ora che tutto questo è ora
ora che tutto questo è ora

– abbozzi di – sogni? –

scritti senza motivo – senza spirito – senza verve – scritti in quarantena insomma – quindi dal 2020 ARCHIVE
chi te biv

le notti le zanzare mi cuciono addosso i sogni
dalle caviglie alle anche e fino a ben oltre le spalle
cuciono cuciono sogni maestosi
da prima alla Scala

sono ben più di dodici
le zanzare che lavoran per me
il loro compenso il sangue della mia carne
sembrano trapeziste armate di aghetti
le mie zanzare ammaestrate da circo
e sogno tantissimo
ad esempio: un’amica con il mio stesso sorriso / sghembo /
e poi me stessa su un palco-scenico con gli occhi che
recitando si trasfigurano in altro e in prima fila ancora me stessa che guardo il mio sguardo

e poi sogni di luoghi affollati e dimenticati sogni di sogni sogni tra i sonni e le veglie

invece i giorni mi trascino nei boschi nascosti in città
raccato del cibo bevo del vino e mi trasfigura

pensavo il problema fossi tu
pensavo non ci riuscissi con te
e invece
il problema è me
me medesima
me disillusa
me morta

io sono morta
e non me ne sono accorta

– vulnerabili –

pensieri e scritti vaghi e senza scopo – da un archivio del 2013

// serbo in me un amore per te vasto come il mare.
Non è una ferita, non è un rapporto: è un’onda che sinuosa avanza e ritrosa arretra.
Lentamente?
Sì, come un respiro. Come innumerevoli respiri, innumerevoli onde. Sembra piacevole, lo è?
Lo è.
Sai che le donne innamorate sono fragili e possenti?
Mi sai dare una definizione di vulnerabilità?
È forse quell’onda notturna che in tempesta si dibatte sugli scogli?
È quell’onda imperitura che si dibatte sugli scogli notte e giorno senza posa? Eppure vulnerabilità e acqua hanno qualcosa in comune: la purezza? Un essere vulnerabile è scoperto, manifesto, come acqua limpida?
E tu, spettatore così attento, puoi scorgere nella vulnerabilità di una donna qualcosa d’altro? È un fiume in piena?
Sì. Ma è anche sereno fondale, sabbia, acqua e trasparenza.
Immergi le tue membra nel mare placido e resta così tra le mie braccia: felici attimi.
Sai essere sereno?
Oggi sembra che sia così difficile, così difficile e così semplice allo stesso tempo.

Dimmi che sono un ossimoro, lo prenderò come il più bel complimento che potessi mai farmi.

Dialoghi e racconti senza un apparente motivo / 2011-13 ARCHIVE

DIALOGO SENZA TITOLO

N-Ciao
E-Ciao
N-Hai da accendere?
E-Sì.
N-…
E-…
N-E mi fai accendere?
E-Devo farlo gratis?
N-No scusa, vuoi farti pagare perché mi presti il tuo accendino?
E-Bé mi consumeresti un po’ di gas. E poi se faccio accendere te, devo far accendere anche tutti gli altri che o dimenticano l’accendino a casa, o non hanno i soldi per comprarlo o sono così privi di fantasia che per tentare un approccio devono chiederti da accendere. E la frase successiva potrebbe essere posso conoscerti? Pensa che una volta uno a cui ho acceso la sigaretta mi ha detto che ho le mani calde e che si vede che ho passione dentro. Quindi valutando tutte le possibili implicazioni puoi ben capire che non posso farti accendere gratis.
N-…
E-…
N-…
E-…
N-Credo che tu sia fuori di testa.
E-Infatti.
N-Ma vuoi dei soldi?
E-No, quelli non mi servono.
N-Già. Vuoi un abbraccio?
E-Dio no.
N-E allora?
E-Raccontami una storia.
N-Che?
E-Sì, dai una storia. Una leggenda.
N-Cazzo, una leggenda così, su due piedi è un po’ dura.
E-Lo so, c’è una che sembra la tipica ragazza coll’accendino tempestato di brillanti. Puoi chiedere a lei di accendere.
N-No, ci sono. Ho una storia.
E-Bene.
N-Una leggenda in realtà.
E-Meglio.
N-Conosci la leggenda di Colapesce?
E-No.
N-Colapesce era un ragazzo siciliano, si chiamava Nicola.
E-Ah ecco perché Cola.
N-Non mi interrompere però.
E-Scusa.
N-Eh, Nicola, che era figlio di un pescatore..
E-Ecco perché Pesce.
N-E dai cazzo.
E-Scusa.
N-Insomma Nicola lo chiamavano tutti Colapesce, perché era figlio di un pescatore e sapeva nuotare benissimo. Poi raccontava in paese di tutte le meraviglie del mare che aveva scoperto e a volte riportava anche dei piccoli tesori. E un bel giorno il Re di Sicilia..
E-Federico?
N-Non lo so.
E-Va bene, vai avanti.
N-Insomma il Re di Sicilia venne in paese e volle conoscere il ragazzo.
E-Colapesce?
N-E dai cazzo!
E-Sì ma “ragazzo” è un po’ vago.
N-Certo che è Colapesce di chi cazzo stiamo parlando?
E-Non c’è bisogno di dire tutti quei cazzo! Ho capito che parlavi di Colapesce, ma non puoi usare il termine “ragazzo” se stai raccontando una leggenda. Devi usare un termine più suggestivo.
N-…
E-Puoi andare avanti, comunque.
N-No adesso col cazzo che vado avanti.
E-Okay, scusa. Sto zitta giuro. Dai, ti prego. Ti sto pregando, dai.
N-Alla fine Colapesce non riemerge più dal mare.
E- Dai, perché mi hai detto il finale?
N-…
E-…
E- Che razza di individuo è uno che ti fa uno spoiler intenzionale?
N-…
E-…
N-E adesso non farmi quegli occhioni lì.
E-Hai rovinato la leggenda, e io non potrò mai perdonarti per questo.
N-Ci conosciamo da due minuti e mezzo.
E-…
N-…
E-E comunque mi sembra una storia carina da raccontare a un bambino. Prima di andare a dormire.
N-Cosa?
E-La leggenda di Cola..
N-Forse, ma è un po’ triste.
E-Nella versione “In fondo al mar” no.
N-Già.
E-Già.
N-Mi fai accendere adesso?
E-Sì, ma vieni più vicino, non ci devono vedere.
N-Giusto.
E-…
N-…
E-…
N-E allora qual è il tuo nome?
E-Non ci provare.
N-Come scusa?
E-Non provarci con me.
N-Okay, tranquilla eh.
E-…
N-…
E-Non mi piacciono gli approcci goffi.
N-Ma io ti ho chiesto come ti chiami.
E-Sì, appunto, un approccio. Goffo.
N-Non dovresti essere così sicura.
E-Vabbè, io mi chiamo Cinzia.
N-Bel nome.
E-No, è un nome di merda.
N-?
E-Sì, e tu vuoi solo portarmi nel bagno sul retro. Anche se mi chiamo Cinzia.
N-Sei fuori.
E-Allora diciamo che lo voglio io.
N-…
E-…
N-Andiamo.
E-(Sapevo che era un approccio)
N-(Zitta)
E-…
N-(Poi me lo dici il tuo nome vero. Dopo)

RACCONTO

Sinusoide

Un loop di reindirizzamento mentale

In una nota stazione due giovani si scambiano un tenero bacio; è forse questa la felicità? La certezza di un amore autentico. Io in quell’istante, guardandoli, ho continuato a camminare, felice di avere qualcosa di più. Avevo l’incertezza delle possibilità, di un nuovo inizio, nuovi incontri, grandi cambiamenti. In mano nessun asso, ma avevo appena sollevato la metà fortunata del mazzo. Sicura di possedere una buona sorte, ho puntato tutto. Un azzardo? Forse la felicità è proprio questo: sedersi sui gradini della stazione di una delle città più belle al mondo, guardare i micromovimenti intermittenti di un’acqua buia e luminosa, consapevole di avere un corpo, e racchiusi, organi vitali pulsanti, cercando di ritrovare la calma, perché, e non lo si impara solo nei manuali, a volte troppa energia vitale può essere pericolosa. Lo scompenso è dietro l’angolo, in attesa di un passo falso. E poi il nulla, di nuovo. Ancora una volta. E non averne paura, ecco, questo per una come me può dirsi felicità. Sembra la fine perfetta di un romanzo beat, ma è solo l’inizio, di qualcosa di nuovo che conosco già. Perché la mia vita è ripetizioni. Diversi remake dello stesso film, che crescono esponenzialmente negli anni. Fui lungimirante l’ultimo anno di liceo, a presentare all’esame di maturità una tesina sul simbolo del cerchio. Punteggio pieno. Come se sapessi già l’influenza che quell’insieme di punti equidistanti da un centro avesse avuto sulla mia vita. Noradrenalina, a volte invece è solo una questione di noradrenalina, serotonina, chi non hai fatto i conti con la propria serotonina? Roba da neurobiologi; che ne sanno loro del mio cervello? Come fanno a dirmi come mi comporterò tra vent’anni? Santoni che predicono il futuro, ecco quello che sono. Piume di gallina e braccialetti di ossa, ecco il loro commercio. Un libro fatto solo di inizi! l’hanno già scritto. Una canzone che parla solo di prime volte! ma arrivo tardi anche per quello. Manuali scientifici, autobiografie di un disagio, un club, Uniti si può! tutto già scritto, tutto già fatto. Due ore di sonno, diciotto di veglia e pensieri brillanti e io ancora mi ostino a non volerla farla finita, per oggi. Flusso di coscienza! roba vecchia. Non sono mica la signorina Else, io. Non sono bionda, né alta e figuriamoci se qualcuno mi pagasse trentamila fiorini per vedermi passeggiare nuda sotto i raggi luminosi della luna. Con tutto il porno che internet ti tira appresso, gratis? Scarichi un film e puff, dov’è Harry Potter e il principe Mezzosangue? Ops! No, qui ci vuole qualcosa di nuovo; non basta aver ritrovato il gusto della scrittura fine a se stessa. Anche se ammetto, per me non c’è niente di meglio. E poi io un messaggio l’ho lanciato: un ritrovarsi, che poi equivale a un perdersi, per me. E mi piace, e so che ne soffrirò. Lo so perché è già successo, e si ripeterà, con qualche variante. Come quando un vecchietto per strada t’indica la via giusta, te lo ripete almeno tre volte: a destra, poi a sinistra e ancora a destra, arriverai in una piccola piazza, con una chiesa, lì chiedi per la Coin. Destra, sinistra e destra, dopo la chiesa segui la gente che cammina. È sfuggente, perché è nascosta dietro la chiesa, ma se vuoi ti do il numero, ma tu tieniti sempre a destra e poi hai un cellulare? Non ti resta che ringraziare, quel vecchietto gentile che non sa di aver appena riassunto con chiarezza disarmante l’indecifrabile meccanismo della tua esistenza. Oggi poi usano un termine cool: un loop. Un loop di reindirizzamento. Magari poi davvero inizio a piacere alla gente se metto in giro la voce che il mio cervello è tutto un loop, capace che mi faccio degli amici. Questo però non succede mai, se sei strano la gente fa finta che tu sia partito per il Nicaragua, o forse non usa nemmeno tanta accortezza. Quella è una che non fa niente dalla mattina alla sera. Non l’ho mai vista studiare, stava sempre in cortile a prendersi i caffè e poi pure un trenta e lode ogni tanto. Che razza di sistema. Ma quella tua amica, che fine ha fatto? Era proprio strana forte eh. L’hanno ritrovata sulla riva del Piave che mormorava, imbottita di psicofarmaci. E quella che rubava nelle biblioteche? Sì, e una volta pure a casa di mia nonna. Lo sai tu che fine ha fatto il mio tamagotchi? Credeva nei folletti, poi. Tipo America latina. Tutte cazzate. E un giorno ti decidi e fai ritorno nella comunità e non riconosci più nessuno, nemmeno l’unico che credevi bastasse uno sguardo. Il tempo scorre all’indietro, rimuove tutto ciò che non è di cemento, e restano solo due sconosciuti, complici di un ricordo comune, inesistente. Glielo scritto, sapete? In un messaggio: il tempo scorre all’indietro, rimuove tutto ciò che non è di cemento, e restano solo due sconosciuti, complici di un ricordo comune, inesistente. Non mi ha nemmeno risposto; dopotutto, un anno di silenzio… E non sono andata manco a quella sua manifestazione, e poi adesso sta finalmente con una. Dicono ne sia innamorato. Eppure, la vita mi piace. Davvero, mi piace la vita. Sei mesi sì e sei mesi no. Scompari per un anno, per un anno sei dappertutto. È fatta così, di pieni e di vuoti, lo sanno tutti, da millenni. Il giorno e la notte, il caldo e il freddo, le cariche elettriche, le stagioni. È un principio del nostro pianeta. Forse non vale per l’intero universo. Forse dopo la morte, quando viaggeremo per un breve momento tra le stelle, prima di raggiungere un non luogo, forse in quell’attimo sfuggiremo al principio del Due e dell’Opposto, e saremo uomo e donna, bene e male, veloci e lentissimi. E saremo felici, perché saremo una cosa sola. Unica. Ecco questa sembra la fine perfetta di un romanzo beat. E invece è solo un inizio.

reset – ovvero la storia costruita di un isterico cyborg

 

Non sarebbe preferibile, dopotutto, orientarci verso una condizione di automi? Alle nostre tristezze individuali, troppo gravose, subentreranno tristezze in serie, uniformi e facili da sopportare; non più opere originali o profonde, non più intimità, dunque, non più sogni né segreti. Felicità, infelicità perderebbero ogni senso perché non avrebbero un dove da cui emanare; ognuno di noi infine sarebbe idealmente perfetto e nullo: nessuno

Cioran E., La tentazione di esistere

 

che nessuno mi giudichi
se neanche oggi porto il mio cane sotto
se anche oggi io la lascio pisciarsi addosso
se neanche oggi fotto e di conseguenza sbotto
come un’isterica
come un’isterica____________________
hypster_____________________________

come quella ragazza al parco
troppo magra e di certo stramba nella sua chitarra
mentre canta e poi mi guarda — con quell’aria bohémien
come una giovane_____________________
come una giovane_____________________
homeless_______________________________

che nessuno osi giudicarmi!
se oramai ho quasi trent’anni ma non penso che sia tardi
se non ho intenzione mai più di accasarmi
poiché piuttosto preferisco trascinarmi
sopra un manto di foglie d’inverno cosparso
e osservare per ore macchie di sangue su neve come in Fargo
la serie
e prendere nota della trasformazione di me muta-forma metà donna metà altro
con un arto meccanico che pompa cobalto dentro questo mio cuore di quarzo
che batte svizzero come unabomber
come unabomer

e già lo vedo il giorno in cui morirò
con occhi robot che roteano pazzi
al pronto soccorso industriale
chirurghi con guanti e con guaine
e guai a sfilacciarne i fili perché
scintille di fuoco e
piogge roventi!
visto che
sono un isterico
ed un collerico___________________
cyborg ___________________________

 

e fisso te in quanto soglia
limite di un assurdo
paranormale portale da cui sbircio
un’assenza che rimpinzo
di jazz
un’assenza che rimpinzo di jazz__________

come farina ti passo al setaccio tu mi ti sfaldi tra mani
se trovo dell’oro io rido sonora nel prato esulto col nulla
e se non ti colgo comunque ti cito ti faccio uno scan
analitico uno screen – ricordi?- io sono femme ditigal
con un click delle ciglia catturo e confronto

e rovescio! nel ballo elettro! ne guardo il riflesso allo specchio!
picchietto col dito il mercurio e intanto penso al tuo culo!
lo giuro! mi manca il tuo sesso misconosciuto!
lo sogno la notte, sogno quel letto sul quale reverso mi mostri l’uccello
è già successo

e vorrei non essere automa quando mi chiedi un cucchiaio
ma è troppo un abbraccio! per questo mio petto a squame d’acciaio
e rombi d’argento
dalle cui fessure una luce blu sulfurea evapora
tra
scossoni fumanti
visto che
sono un collerico
ed un isterico
cyborg_______________

è un guasto/ e per contrasto avrei voluto disegnare cazzi 3D sui vostri culi poetici touch screen che potete agilmente trovare sui profili VIP! e cantarne il meraviglioso e tondo degrado dall’alto della mia torre controllo ergermi da ogni bassezza ma la mia torre è a rovescio e conficcata nel basso – lo senti?- il controsenso ad ogni verso? io che mi professo sgualdrina
eppur son pudica
diffida
da chi professa qualcosa spacciandola per vera
m’insegna
Cioran

e poi ci sei tu
con quel gesto preciso del dito col quale
ti aggiusti l’occhiale
con quel gesto preciso del dito col quale
ti aggiusti l’occhiale
col mio occhio da camera girl registro istintiva
e solo la notte in sordina
me lo proietto addosso me lo proietto intorno
me lo proietto addosso m’affondo ancora e ancora una volta e ancora
 mi drogo dei loop dei tuoi umani dettagli
che anomala androide
che romantico cyborg
ma quel tuo gesto mi tenta
mi dice
resetta
and
repeat

 

CASEMATTE with love

 

un piccolo estratto della serata del 20 agosto a Casematte con Flavia Massimo e Vera Claps all’Aquila – incepparsi è bello – se non m’inceppo non sono io – che mondo sarebbe senza Nutella e inceppamenti? un mondo più sano? un mondo con meno diabetici? un mondo in cui il capitalismo non ha vinto? –

Antigone nuda – un estratto

un piccolo estratto de ‘Antigone nuda’ dal vivo a Lugano per Poestate 2020! A seguire il reading della bella e sarcastica Francesca Pels! Un grazie molto sentito a uno dei poeti più singolari della Svizzera italiana che è quel folle intelletto puro del Miladinovich!

 

 

Tamburi di settembre

Antigone Nuda

Tamburi di settembre / Grande slam / Benevento

Tamburi di settembre / Genova SLAM / {finali nazionali}

Sento il richiamo delle membra di famiglia
o meglio ciò che resta
ossa sublimate in cenere
è una tenaglia
in cui la carne viva
s’incaglia
come un’alga
slancio d’animo
arenato
ricordo che porto!
getta l’ancora
perché tanto è abisso
manco profondo /
è mare mio e tuo
è mare nero
e lutto sporco
di benzina
e piombo
sul fondo
e da lì ti parlo come a un sordo
come un sordo.

Io ti vedo sì; ma vedo che sei
dimentico
abbandonato
sepolto sotto un cielo spoglio
non un fiore che cresca sulla tua
tomba //
e quando vengo da te
alle cinque meno cinque
cinque meno cinque
cinque meno cinque …

scandisce il tempo il cinguettio
del merlo
e quando il corvo gracchia
quando il corvo gracchia
//

riconosco il tumulo
tra mille…

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