reset – ovvero la storia costruita di un isterico cyborg

 

Non sarebbe preferibile, dopotutto, orientarci verso una condizione di automi? Alle nostre tristezze individuali, troppo gravose, subentreranno tristezze in serie, uniformi e facili da sopportare; non più opere originali o profonde, non più intimità, dunque, non più sogni né segreti. Felicità, infelicità perderebbero ogni senso perché non avrebbero un dove da cui emanare; ognuno di noi infine sarebbe idealmente perfetto e nullo: nessuno

Cioran E., La tentazione di esistere

 

che nessuno mi giudichi
se neanche oggi porto il mio cane sotto
se anche oggi io la lascio pisciarsi addosso
se neanche oggi fotto e di conseguenza sbotto
come un’isterica
come un’isterica____________________
hypster_____________________________

come quella ragazza al parco
troppo magra e di certo stramba nella sua chitarra
mentre canta e poi mi guarda — con quell’aria bohémien
come una giovane_____________________
come una giovane_____________________
homeless_______________________________

che nessuno osi giudicarmi!
se oramai ho quasi trent’anni ma non penso che sia tardi
se non ho intenzione mai più di accasarmi
poiché piuttosto preferisco trascinarmi
sopra un manto di foglie d’inverno cosparso
e osservare per ore macchie di sangue su neve come in Fargo
la serie
e prendere nota della trasformazione di me muta-forma metà donna metà altro
con un arto meccanico che pompa cobalto dentro questo mio cuore di quarzo
che batte svizzero come unabomber
come unabomer

e già lo vedo il giorno in cui morirò
con occhi robot che roteano pazzi
al pronto soccorso industriale
chirurghi con guanti e con guaine
e guai a sfilacciarne i fili perché
scintille di fuoco e
piogge roventi!
visto che
sono un isterico
ed un collerico___________________
cyborg ___________________________

 

e fisso te in quanto soglia
limite di un assurdo
paranormale portale da cui sbircio
un’assenza che rimpinzo
di jazz
un’assenza che rimpinzo di jazz__________

come farina ti passo al setaccio tu mi ti sfaldi tra mani
se trovo dell’oro io rido sonora nel prato esulto col nulla
e se non ti colgo comunque ti cito ti faccio uno scan
analitico uno screen – ricordi?- io sono femme ditigal
con un click delle ciglia catturo e confronto

e rovescio! nel ballo elettro! ne guardo il riflesso allo specchio!
picchietto col dito il mercurio e intanto penso al tuo culo!
lo giuro! mi manca il tuo sesso misconosciuto!
lo sogno la notte, sogno quel letto sul quale reverso mi mostri l’uccello
è già successo

e vorrei non essere automa quando mi chiedi un cucchiaio
ma è troppo un abbraccio! per questo mio petto a squame d’acciaio
e rombi d’argento
dalle cui fessure una luce blu sulfurea evapora
tra
scossoni fumanti
visto che
sono un collerico
ed un isterico
cyborg_______________

è un guasto/ e per contrasto avrei voluto disegnare cazzi 3D sui vostri culi poetici touch screen che potete agilmente trovare sui profili VIP! e cantarne il meraviglioso e tondo degrado dall’alto della mia torre controllo ergermi da ogni bassezza ma la mia torre è a rovescio e conficcata nel basso – lo senti?- il controsenso ad ogni verso? io che mi professo sgualdrina
eppur son pudica
diffida
da chi professa qualcosa spacciandola per vera
m’insegna
Cioran

e poi ci sei tu
con quel gesto preciso del dito col quale
ti aggiusti l’occhiale
con quel gesto preciso del dito col quale
ti aggiusti l’occhiale
col mio occhio da camera girl registro istintiva
e solo la notte in sordina
me lo proietto addosso me lo proietto intorno
me lo proietto addosso m’affondo ancora e ancora una volta e ancora
 mi drogo dei loop dei tuoi umani dettagli
che anomala androide
che romantico cyborg
ma quel tuo gesto mi tenta
mi dice
resetta
and
repeat

 

CASEMATTE with love

 

un piccolo estratto della serata del 20 agosto a Casematte con Flavia Massimo e Vera Claps all’Aquila – incepparsi è bello – se non m’inceppo non sono io – che mondo sarebbe senza Nutella e inceppamenti? un mondo più sano? un mondo con meno diabetici? un mondo in cui il capitalismo non ha vinto? –

Antigone nuda – un estratto

un piccolo estratto de ‘Antigone nuda’ dal vivo a Lugano per Poestate 2020! A seguire il reading della bella e sarcastica Francesca Pels! Un grazie molto sentito a uno dei poeti più singolari della Svizzera italiana che è quel folle intelletto puro del Miladinovich!

 

 

Tamburi di settembre

Antigone Nuda

Tamburi di settembre / Grande slam / Benevento

Tamburi di settembre / Genova SLAM / {finali nazionali}

Sento il richiamo delle membra di famiglia
o meglio ciò che resta
ossa sublimate in cenere
è una tenaglia
in cui la carne viva
s’incaglia
come un’alga
slancio d’animo
arenato
ricordo che porto!
getta l’ancora
perché tanto è abisso
manco profondo /
è mare mio e tuo
è mare nero
e lutto sporco
di benzina
e piombo
sul fondo
e da lì ti parlo come a un sordo
come un sordo.

Io ti vedo sì; ma vedo che sei
dimentico
abbandonato
sepolto sotto un cielo spoglio
non un fiore che cresca sulla tua
tomba //
e quando vengo da te
alle cinque meno cinque
cinque meno cinque
cinque meno cinque …

scandisce il tempo il cinguettio
del merlo
e quando il corvo gracchia
quando il corvo gracchia
//

riconosco il tumulo
tra mille…

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etna

 

rami come mani di burattinai
ondeggiano
al vento che tutto tange e confonde
monito e tormento
monito e tormento
monito il tormento!
e mi domando: fino a quando reggo?
io mi domando fino a quando reggo!
l’avresti detto?
la veste del successo un sudario che t’affossa collo e cranio
e nulla può
contro un corpo nudo spalancato che diventa canto e chino il capo!
in ginocchio sulla terra che si sfalda e poi mi sdruma vado sotto io sprofondo
metà globo metà donna sembro dama ma mi scorre dentro … lava!
vulnerabile vulcano parla piano
la fragilità sta nella roccia che si spezza e non si piega
e non ritorna intera! monte su monte parrebbe impedimento
ma può diventar riparo un ostacolo che
che trattenga il vento!
l’avresti detto?
la veste del successo un sudario che t’affossa collo e cranio e nulla può
contro un corpo nudo spalancato che diventa canto!
tu! nata il quattordicesimo giorno del nono mese come la diva
quella bianca con la voce nera
bella fuori bella dentro così tanto da diventare di se stessa
scempio!
lei che cento volte muore
anche tu così
muori!
vissi e niente m’incupì di più dello stormo brulicante e caotico delle rondini in cielo
e del loro urlo agghiacciante
potrei vestirmi di aloni rossi come veli
da cui vedi e non vedi questo corpo che pur segui
come in una giungla aggrapparsi e inciampare
ti piace? giocare all’amore col sangue, ti piace?
e fu subito Sabba ed io come una pazza
sono tornata a cavalcare le lepri nelle notti violacee e ventose
e la luna imbevuta di nubi sparisce e spaventa
ma io ho il piede sporco
che non parla
che fa l’unica cosa che fa: avanza!
lo senti? sono io sono il turbine di paranoie e mi contorco sono l’abito della spagnola in rosso sono questo vento burattinaio che smuove i fili e confonde
monito e tormento monito e tormento monito e tormento
e massimamente esisto in questo sfinimento
io vulcano spento, do la colpa a un aspetto di me che non governo,
sei contento, milord, sei contento?
sono reo confesso!
e uso il maschile per esprimere forza
perché in realtà
son donna.

Antigone Nuda

etna – teatro dell’argine – bologna

rami come mani di burattinai
ondeggiano
al vento che tutto tange e confonde
monito e tormento
monito e tormento
monito il tormento!
e mi domando: fino a quando reggo?
io mi domando fino a quando reggo!
l’avresti detto?
la veste del successo un sudario che t’affossa collo e cranio
e nulla può
contro un corpo nudo spalancato che diventa canto e chino il capo!
in ginocchio sulla terra che si sfalda e poi mi sdruma vado sotto io sprofondo
metà globo metà donna sembro dama ma mi scorre dentro … lava!

vulnerabile vulcano parla piano
la fragilità sta nella roccia che si spezza e non si piega
e non ritorna intera! monte su monte parrebbe impedimento
ma può diventar riparo un ostacolo che
che trattenga il vento!

l’avresti detto?
la veste del successo un sudario che t’affossa collo e cranio e nulla può
contro…

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la ballata dell’amore perduto nel fosso

 

io ve lo dico ci resto fino a quando voglio  fino a quando posso
nel fosso son nata nel fosso ritorno!
io non lo nego né lo nascondo nel fosso io soffro nel fosso mi getti?
dal fosso risorgo!
zombie e bestemmio! сhe tu sia maledetto!
io! prigioniera di questo samsara!
porto male porto moria finisco nel pozzo come Samara
che non se l’aspetta ma è proprio la madre è proprio la madre è proprio la madre che…
nel pozzo la getta! e come lei non ci credo allibita!
sei proprio tu! che mi risucchi la vita!
allora vampira mi prendo le notti le metto in fila!
mi chiudo nel bagno mi monto il mio mitra come Nikita!
vendetta è servita!

lei che danza con gli amici sotto al sole a fin di bene…
la cui danza ti fa bene al cuore…
io! che danzo con le streghe sotto al noce e mi ripudian sole e stelle!
sole e stelle! – e non soltanto quelle –

avresti dovuto lasciarmi entrare
ed io che senza invito forzai l’ingresso
adesso sanguino
dall’occhio
destro

Alexanderplatz – a love story

 

come un fulmine la luce elettrica che illumina
intermittenti i nostri corpi nudi e pallidi

quella pioggia leggera sui nostri volti
esanimi

ho chiesto all’oracolo / l’oracolo risponde:
‘il fuoco divampa e poi si spegne
perché il viandante va di gente in gente’

ma io! come una bestia timida e restia!
fiutando il passo e l’ombra
di orma in orma t’ho seguito!
rifiutando posa cibo e pasto
come un segugio con il suo fiuto
come un ratto magro col pifferaio

un tozzo e una carezza
sono bastati a illudermi del paradiso!
ma tu mi hai riso in faccia!
come ti trovi a Berlino est?
come una bestia non più fiera
ma ferita
adesso sono stanca:
Alexanderplatz – auf wiedersehen!

dopo un intero giorno col giogo al collo
come un mastino imbizzarrito per il suo fantino
un tozzo e una carezza sono bastati a illudermi del paradiso!
ma tu m’hai riso in faccia: come ti trovi a Berlino est?
e ci vedemmo ad Alexanderplatz
ed eri bello ed eri nero come Lucifero
ed io venduto l’anima ormai invasata
fumante storta
una smorfia nell’ombra

suicide party – siete tutti invitati

 

a volte penso a quanto rischio se mi svendo a cosa perdo adesso
perché in fondo sento quanto è falso questo sentimento
che sarebbe spento

siamo stanchi sopra i mezzi / mezzi marci
al ritmo di una metro che c’ha i freni guasti
eterni rimbalzi sobbalzi monchi a scatti
eterni rimbalzi sobbalzi monchi a scatti

come quelli del ragazzo in carrozzina il giorno della festa
si prepara pure prima ma tanto si crea comunque un vuoto in pista
ne resta solo uno che gli parla e non si china
perché lo sa che se lo fa lo umilia
a chi garba? parlare con uno piegato a novanta tipo pecorina?

non è glam questo slam non è glam
è trash
volevo farvi ridere solo un po’
volevo farvi ridere ma solo un po’
e invece no! non mi smentisco!

questo è un pezzo tragico o tragicomico come il deathcomicon
come il Satyricon
come Petronio ammazza che ironico!
si taglia una vena ma poi la ricuce è un apericena!
introduce gli amici nel bagno mentre il sangue riluce sul marmo!
simpatico Petronio! e atipico il simposio!
– vi piace? è un party suicida indetto dal mio protettore Nerone!
– accetta un consiglio! trovane uno migliore come un rettore!
 esperto anche lui nel taglio sapiente lo spiega ben bene nel
 canto splendente: “uomo o donna senza età senza sesso crescerà
per la vita una splendente vanità!”

accoglienza che si fa accozzaglia di persone per bene di persone per bere
ma il selfie non viene bene con tutto il pallore dottore! dottore!
il selfie non viene bene con la pelle coperta di pustole nere!

buona sì  ma santa no io prendo a modello la Santanchè
umana sì ma solo con bestie! 
mi tengo lontana dalla loro villa come Brambilla parlo solo con cani
ci faccio discorsi un po’ strani!

accoglienza che si fa distanza  come quando ammacchi scuse oggi salta
sono stanca! – mi richiama la mamma – tranquilla! mio figlio ha la scabbia! –
scabbiaaaa????

buona sì ma santa no! Io prendo a modello la Santanchè 
umana sì ma solo con bestie! Mi tengo lontana dalla loro villa 
come Brambilla parlo solo con cani
ci faccio discorsi un po’ strani

amico di pelo e di razza tu dimmi come ti esponi sulla proposta di legge della porno tassa? della serie quando sei solo nella tua cuccia o stalla
e ti concedi un dolce risveglio al sapore di sega… amara!
Amaraaaaa la muuuulta la sera!